HUFFINGTON POST

JASMINE PIGNATELLI per l'HUFFINGTON POST

Jasmine Pignatelli è impegnata non solo come artista ma anche come Art Player. Attualmente cura sull'Huffington Post Italia diretto da Lucia Annunziata (gruppo L'Espresso) un BLOG dedicato alla ceramica.

E' iscritta all'albo dei Giornalisti Pubblicisti e la sua missione è sviluppare una nuova visione delle potenzialità artistiche ed espressive della materia Ceramica.

Tutti gli interventi (con immagini) di Jasmine Pignatelli sono pubblicati all'indirizzo:
 www.huffingtonpost.it/jasmine-pignatelli


Gli interventi di Jasmine Pignatelli sull'Hufington:
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Siena: prende il via la grande estate italiana della ceramica
Pubblicato il 24/05/2013

Tra mostre e festival, concorsi, premi, fiere e celebrazioni, l'estate italiana mette in mostra la parte migliore della ceramica e del mondo che essa rappresenta: dal Premio Antica Arte dei Vasai a Siena alla festa della Ceramica di Montelupo, dal festival della Maiolica Ligure alla festa Raku di Urbino, dai Portoni Aperti a Nove, fino ad Argillà di Faenza a cadenza biennale che attira più di 50.000 visitatori. Eppoi, le mostre di Castellamonte, Grottaglie, Deruta con la sua dimostrazione storica del Palio della Brocca fino al Simposio di Tolfa.
Da maggio a settembre la Ceramica si festeggia nelle piazze con un programma ricchissimo e serrato che ogni estate coinvolge i più grandi centri ceramici italiani e i numerosi addetti al lavoro, gli artisti, gli artigiani, le aziende, le riviste di settore e i tanti appassionati e collezionisti che animano questo mondo che vivacemente oscilla tra arte, artigianato e industria.
Le feste della ceramica si svolgono per le strade e per le piazze e quest'anno si può dire che proprio da una strada, da una contrada di Siena si è inaugurata la stagione delle feste, dei concorsi e delle fiere estive: è la Nobile Contrada del Nicchio che per secoli ha rappresentato la corporazione dei vasai.
Ed è forse da questo che nasce l'idea 5 anni fa di un assegnare un Premio della contrada a grandi ceramisti. Dopo Nino Caruso, Carlos Carlè, Alessio Tasca, Lee Babel, Paolo e Paola Staccioli quest'anno il Premio Antica Arte dei Vasai 2013 è stato consegnato ad Antonia Campi (Neto) come riconoscimento ad una carriera dedicata alla ceramica e al design.
La Contrada del Nicchio per una settimana intera si è animata di ceramisti sotto la direzione artistica del maestro e professor Carlo Pizzichini: "Abbiamo cercato di diffondere tra i giovani e gli studenti l'amore per il fare, cioè per l'arte, cioè per la vita. Oltre che un omaggio alla ceramica e all'arte dei vasai che in queste vie prolificava fino a 300 anni fa, la manifestazione possiede anche un programma più vasto ed ambizioso che prevede attività laboratoriali, workshop e simposi di ceramica, in cui artisti, artigiani eccellenti, design e sperimentatori, potranno insegnare facendo, il primo o primordiale atto creativo utile compiuto dall'uomo: modellare la terra con le mani".
La consegna del Premio è stata una vera festa e ad affiancare la mostra delle opere di Antonia Campi e per rafforzare il senso del suo lavoro che lega la ceramica al design si è tenuta una rassegna di ceramica d'arte contemporanea che vede la presenza di oltre 60 artisti dal titolo "Ceramica d'Uso, abuso e riuso" insieme ad altre mostre collaterali.
E così si è inaugurata la prolifica stagione estiva della ceramica con un fil rouge di feste più vivo che mai che unisce tutti i centri che producono storicamente ceramica. Le città si trasformano in atelier a cielo aperto, in musei diffusi, in laboratori ricostruiti per strada.
Le feste sono una vera risposta all'attuale crisi, una risposta che valorizza le capacità artistiche ed artigianali del Made in Italy nella sottile funzione di trasmissione di sapere, educazione e avvicinamento all'arte.
E quindi, mappe alla mano, si inseguono i diversi luoghi espositivi; con le agende degli appuntamenti evidenziati, si rincorrono le dimostrazioni dal vivo e ci si ferma in piazza per vedere come si costruisce un forno con le bottiglie di vetro o una gara tra tornianti che plasmano anfore, ciotole, bottiglie e vasi. I più tenaci passano la notte ad assistere e ad alimentare le lunghe cotture a legna e l'apertura del forno diventa un evento imperdibile fatto di attese, di scintille scoppiettanti, magico atto primordiale di condivisione attorno al fuoco vivo da cui si genera vita, arte ed emozione. La ceramica è anche questa!
(Jasmine Pignatelli)
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Il Mic e il premio Faenza: un prestigio tutto italiano
Pubblicato: 11/05/2013

MIC, il Museo Internazionale delle Ceramiche vuol dire Premio Faenza, collezioni museali, biblioteca, ma vuol dire anche Unesco, che lo riconosce come "Monumento testimone di una Cultura di Pace" quale "testimone della Ceramica nel mondo". MIC vuol dire patrimonio, ricerca, didattica, conservazione e, insieme a tutti i direttori che l'hanno preceduta, vuol dire anche Claudia Casali alla guida del Museo dal 2011. Il MIC è tutto questo ma è anche, nel panorama complesso e critico della cultura italiana, una 'promessa mantenuta' e il motore di un mondo ancora inesplorato per il grande pubblico: quello della ceramica e di una grande storia culturale che ci accompagna dal 1908, anno della fondazione del MIC.
Difficile andare per ordine, e complesso raccontare la sequenza dei fatti senza cedere all'emozione di entrare nelle storie, di perdersi nei luoghi e nelle botteghe di chi ha realizzato i 'pezzi' conservati nel museo, nelle vite di chi ha sostenuto e reso possibile la nascita e lo sviluppo del MIC, o delle mille figure che hanno contribuito alla sua ricostruzione dopo i disastri della guerra. Impossibile non perdersi nel tempo tra passato e futuro inseguendo le tante trame e gli eventi che ne hanno decretato lo sviluppo e la fama.
E allora partiamo dal futuro: sarà il prossimo 25 maggio la data scelta per mostrare al pubblico i vincitori del 58° Premio Faenza indetto dal MIC, uno tra i più importanti concorsi di Arte Ceramica al mondo. Due sezioni, Over e Under 40, più di 1000 domande di iscrizione, 36.000 euro di premi oltre quelli d'Onore e tantissime nazioni partecipanti: dalla Finlandia all'Argentina, dalla Cina al Giappone alla Turchia. Sarà una grande mostra che raccoglierà oltre le opere finaliste, i vincitori: Paivi Ritaniemi, artista finlandese per la sezione over 40, con Avis un'opera pura, essenziale e sofisticata e l'italiano Nero/Alessandro Neretti (under 40) con I nuovi Apostoli ovvero paesaggi economico-strutturali un'opera che si confronta con i temi dell'attualità.
"Quest'anno abbiamo dato risalto ai linguaggi della contemporaneità, sottolineando il dato scultoreo e installativo delle opere selezionate. Visto l'alto livello qualitativo proposto, è stato molto difficile per la Giuria riuscire a selezionare i vincitori. Nel complesso siamo molto soddisfatti e riteniamo che l'apertura agli over e agli under sia un valore aggiunto importante in termini di dialogo e di ricerca transgenerazionale". Così la direttrice Claudia Casali sulle scelte di quest'ultima edizione. Tutto il mondo guarda a questo Premio voluto nel 1932 (all'inizio come Concorso regionale e Nazionale dal 1938) da Gaetano Ballardini, che già nel 1908 aveva contribuito alla nascita del Museo stesso. Da allora il Concorso è arrivato a noi, interrotto solo dalla parentesi bellica, ampliandosi nel 1962 a livello internazionale con grande vantaggio per lo scambio culturale e artistico.
58 edizioni raccontano molto della storia dell'arte ceramica e delle varie culture a confronto. Fin dall'inizio, si è imposto come un importante momento nella valorizzazione, nel rinnovamento, nella promozione della ceramica sia sotto l'aspetto artistico e decorativo, sia per quello funzionale e dell'arredo. La longevità e l'apertura internazionale fanno del Premio un patrimonio di espressività e di innovazione, un vero osservatorio mondiale della ceramica, sempre più contaminata da linguaggi e sperimentalismi.

58 edizioni del Premio che è da tempo ormai l'appuntamento più atteso e più di 100 anni di storia del Museo raccontano il lungo viaggio del'uomo tra terra e arte, facendolo diventare progressivamente il più importante centro di documentazione e ricerca. Con le preziose testimonianze che custodisce, con un patrimonio di 50.000 pezzi dal preistorico al contemporaneo, con una biblioteca di 60.000 volumi, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza è oggi riconosciuto dall'UNESCO "Monumento testimone di una cultura di pace". Un titolo prestigioso, ma soprattutto un impegno che la direttrice Claudia Casali sta dimostrando di onorare in tutto con una programmazione annuale ricca e vivace, con la proposta di progetti tesi a valorizzare realtà artistiche e valori che contribuiscono a costruire una 'cultura di pace'.
Con il suo concorso, con le sue mostre con il suo patrimonio di opere e di storie il MIC rappresenta una via privilegiata per favorire l'incontro e il dialogo fra le civiltà del mondo e si impone come punto di riferimento per la ceramica antica, moderna e contemporanea, nazionale ed internazionale. Per questo oggi vale davvero la pena di recarsi al MIC, andare lì a Faenza, per scoprire un mondo, per leggere tra i pezzi storici e quelli contemporanei, tra le mostre permanenti e temporanee, tra le collezioni e le diverse sezioni tematiche che la storia della ceramica ci accompagna da millenni e che i suoi protagonisti fanno parte della nostra avventura estetica, culturale e soprattutto civile.
(Jasmine Pignatelli)
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Richard Ginori: l'omicidio impunito della bellezza
Pubblicato: 11/03/2013

Con la Richard Ginori è a rischio un altro pezzo d'Italia. E' una storia di lavoratori, di antichi imprenditori illuminati che racconta di arte, di sviluppo imprenditoriale, culturale, sociale, di costume e di orgoglio nazionale.
E' la storia di un brand famoso nel mondo che ha ricollocato la bellezza e la qualità del vivere al centro della nostra quotidianità attraverso oggetti che documentano la moda, lo stile, il gusto e il progresso delle tecnologie. Con il contributo degli artigiani, pittori, modellatori, formatori, artisti e architetti che hanno lavorato e si sono formati alla manifattura di porcellane, i prodotti della Richard Ginori sono entrati nelle nostre case, sulle nostre tavole, ma anche nei musei, nelle mostre, alle Esposizioni Universali, marchio di eccellenza ed esempio di 'stile italiano'.
Ora lo sfacelo. Da quando all'inizio di quest'anno è stata dichiarata fallita si è mossa la sensibilità collettiva, si sono mossi i media e soprattutto i lavoratori, ma la Richard Ginori 1735 Spa sarà venduta a breve, a giorni: le offerte dovranno essere inviate entro il 18 di questo marzo, con apertura delle buste il 19.
Perché un'azienda nata nel lontano 1735, marchio di eccellenza italiana nel mondo fallisce? Come mai sembra non essere più possibile preservare e valorizzare le migliori risorse del nostro Paese? Ci sarebbero delle risposte, brutali, nell'incompetenza, ignavia, mancanza di lungimiranza di una classe dirigente che ha sacrificato sull'altare degli interessi privati enormi patrimoni nazionali dei quali non pagherà il conto, ma quello che voglio testimoniare qui è la solidarietà ai lavoratori, alla gloriosa storia della manifattura, allo stile italiano, al famoso Made in Italy con cui ci riempiamo la bocca e che nessuno ad oggi sa tutelare e difendere.
Un patrimonio così radicato nella collettività nazionale e internazionale soffre di un paradosso tutto italiano: mentre il marchio continua ad essere conosciuto e a crescere a livello mondiale l'azienda invece muore e fallisce nel peggiore dei modi.
C'è stato un tempo in cui possedere i segreti della porcellana, manipolarla, trasformarla, legarla all'arte, al design e soprattutto commercializzarla allargandola a tutti i ceti rappresentava un salto di civiltà destinato a influenzare, sviluppare e trasformare il gusto comune di una intera nazione, di una intera civiltà. Questo era ben chiaro già a Marco Polo quando al ritorno dal suo viaggio portò in Europa il 'misterioso materiale' e questo ha tentato di fare la Richard Ginori insieme ad altre grandi realtà europee che possedevano la tecnologia, la materia prima, la forza lavoro altamente specializzata e la sensibilità artistica per trasformare un pugno di caolino e fedspato in 'oro bianco'.
Tra le varie intuizioni ci fu quella di creare il Museo di Doccia, contenitore di saperi che raccoglieva la produzione della manifattura toscana risalente all'epoca del fondatore Carlo Ginori. E così è cresciuto il più antico museo d'impresa in Europa che ha visto la prima apertura al pubblico nel lontano 1864. In fabbrica si creava bellezza e nel museo la si divulgava.
La Richard Ginori è sì una manifattura di oggetti d'uso, ma caratterizzata da un forte impulso legato all'arte, con dei veri direttori artistici che ne studiavano e orientavano lo stile. Agli inizi di questa lunga avventura Luigi Tazzini, con la collaborazione di grandi pittori, indirizzava la produzione verso il nuovo stile Art Noveau e da allora la Richard Ginori ha intercettato e seguito i più importanti movimenti italiani ed europei dal Liberty ai nuovi influssi Secessionisti fino all'arrivo di Giò Ponti nel 1923 che creò autentici capolavori e che mise in atto un rinnovamento integrale nell'azienda. Nel 1925, all'Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi le ceramiche di Ponti ricevettero il premio più prestigioso, il Grand Prix.
Oggi, alla vigilia di un verdetto decisivo sul futuro o sulla morte del marchio dobbiamo almeno rendere l'onore delle armi a un'imprenditoria sana e lungimirante che seppe far crescere questo gioiello insieme alle innumerevoli generazioni di lavoratori, artigiani, creativi che lo hanno reso possibile.
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Sarà vero che i diamanti sono i migliori amici delle ragazze?
Pubblicato: 15/01/2013

Nel 1953 Marilyn cantava "I diamanti sono i migliori amici delle ragazze". Ma oggi questo ha ancora senso? E' davvero la preziosità del materiale a fare di un oggetto un gioiello?
Con grande vantaggio per l'Arte nei primi decenni del novecento le Avanguardie storiche trasformarono il 'fare gioiello' nel 'fare arte' e aprirono la strada al filone del gioiello d'artista sia che fosse realizzato con materiali nobili, che con materiali poveri. Da quel momento con il gioiello si sperimenta, si provoca, si crea con esiti dissacranti o ironici, sorprendenti o magari poetici rendendo anche l'arte, più avventurosa.
Ma non solo: monili d'artista o sculture da indossare hanno conquistato un significato compiuto come qualsiasi altra opera d'arte e ad oggi vanno osservati con la stessa attenzione. Intuizione questa che la collezionista Peggy Guggenheim manifestò all'inaugurazione della sua celebre galleria "Art of This Century" di New York, in cui esponeva protagonisti del Surrealismo e dell'Astrattismo: in quell'occasione indossò un orecchino fatto da Tanguy e uno fatto da Calder, per mostrare la sua imparzialità tra l'arte surrealista e quella astratta.
Moltissimi artisti hanno sperimentato, in una dimensione più intima, la propria produzione artistica creando opere d'arte in miniatura da Picasso a Koons, da Lichtenstein a Calder, Consagra, Pomodoro, ma anche Cambellotti, Afro, Bice Lazzari, Capogrossi, Uncini, Pomodoro, Ontani, fino a Pino Pascali con il pendente cannone-giocattolo o a Lucio Fontana con la collana Anti-Sofia (realizzata in polemica con Sofia Loren e Carlo Ponti era un pendente con una bacchetta in argento lunga 50 cm che mal si adattava a donne prosperose).
Non sono più necessari diamanti, ori e pietre preziose per attribuire ad un oggetto il significato di gioiello e personalmente sono convinta che un materiale non prezioso rafforzi l'artisticità dell'opera e ne consegni una poeticità privilegiata che mette al centro l'innovazione, l'artista e l'idea. La ceramica, materia povera per definizione ma nobile per storia e cultura, ben si adatta a essere sperimentata su un nuovo terreno: quello del corpo. Il materiale non è importante, è importante invece che intorno al dibattito sempre aperto su "Cosa si intende per gioiello contemporaneo e su come tracciare una nuova carta d'identità del gioiello d'arte" anche la ceramica si sia presentata all'appello con le sue risposte e con i suoi esempi da indossare.
Per chi ha la fortuna di trovarsi a Milano, la mostra 'Contemporary Art Jewels - ceramica da indossare' presso le Officine Saffi (galleria specializzata nell'arte ceramica) racconta quale sia il valore contemporaneo di questa materia presentando gioielli di artisti ceramisti internazionali quali Maria Agozzino, Agata Bartos, Edith Bellod, Trinidad Contreras, Fabrizio Dusi, Peter Hoogeboom, Soyeon Kim, Martha Pachon, Judith Peterhoff, Nina Sajet, Luca Tripaldi, Violaine Ulmer, Iris Verstappen, Pauline Wiertz, ShuLinWu affiancati da gioielli storici in ceramica di Enrico Baj, Giacinto Cerone, Ceramiche Gatti, Ana Cecilia Hilar, Roberto Sebastian Matta, Pietro Melandri, Luigi Ontani, appartenenti ad una collezione privata.
Vere e proprie Sculture da indossare sorprendenti per invenzione, innovazione e bellezza. Forme, colori, dettagli che stupiscono per la varietà dei risultati e per l'assoluta coerenza e fedeltà al linguaggio di ogni singolo artista. Il gioiello d'artista rivela al massimo la trasversalità delle arti attivando un corto circuito tra arte, artigianato, design e moda a cavallo tra fugacità ed eternità e la ceramica, come ponte tra contemporaneo e tradizione, tra fragilità e indistruttibilità, tra materiale povero e nobile, esprime con il gioiello una forma d'arte ad alto contenuto seduttivo rimpiazzando nell'immaginario i famosi diamanti tanto ambiti da Jane Russell e Marilyn Monroe.
Per concludere non posso che affidarmi alla voce di Palma Bucarelli per la citazione che più di tutte racconta questo passaggio storico e il valore della sperimentazione di un linguaggio artistico anche su scala più piccola: "nell'arte moderna il gioiello ha un significato nuovo: non é soltanto un ornamento con un senso naturalistico e allegorico, ma il mezzo con cui si pone l'opera d'arte in contatto diretto, fisico, con la persona".
(Jasmine Pignatelli)
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Racconti di ceramica di arte e di vita
Pubblicato: 13/12/2012

Il mondo della ceramica non vive di solo ceramica. I ceramisti 'apparentemente' soli nei loro laboratori sono spesso affiancati da figure professionali che supportano e risolvono richieste ed esigenze tecniche.
E non solo. C'è tutto un mondo che sostiene, cura, protegge e promuove con passione il loro lavoro. Un mondo di figure che pochi conoscono e che, dietro le quinte o in avanscoperta, sono lì per restituire spessore e competenza a quest'arte antica che è sempre in espansione.
Tornianti, formatori (che creano madreforme e negativi in gesso), modellatori, fornaciari, designer, smaltatori, decoratori, chimici, ma anche galleristi, curatori, editori e infine collezionisti, sono tutte figure illuminate che hanno un rapporto diretto e concreto, passionale ma anche emotivo con questa materia al pari degli artigiani e degli artisti stessi.
Ma quando si parla di ceramica quasi mai si fa riferimento a queste figure professionali e ho quindi immaginato di dar loro una voce raccogliendo delle video-testimonianze con la speranza di poter ampliare questo progetto nel futuro e completarlo con altre voci e altri racconti. Ne è nato un video tutto al femminile per questo primo esperimento. Fornaciare, collezioniste, galleriste e altre donne raccontano il loro profondo sodalizio con la ceramica e il loro modo di essere protagoniste nel mondo dell'arte.
We Clay è un inedito ritratto dell'universo artistico al femminile: il vissuto e le esperienze, le emozioni e l'impegno di queste donne con la terra e con l'argilla. Argilla: amalgama in questo caso di una serie di professionalità e di lavori spesso sconosciuti ai più, materia prima e aggregante di una cultura artistica e artigianale che conserva nel suo Dna i saperi di mille professioni e di mille forme d'arte.
In questo racconto conosceremo quindi Annamaria Apolloni, fornaciara da 50 anni a Roma; Raffaella Lupi, coraggiosa gallerista dalle grandi intuizioni; Elisabetta Di Bucchianico ideatrice di una linea di design e che legge nella 'tradizione' i valori di una nuova esperienza creativa. Conosceremo anche Manrica Rotili, giovane leva della critica italiana che ha curato la Biennale d'Arte Ceramica Contemporanea di Frascati (Bacc) ed Elettra Cipriani, artista e artigiana con il dono di trasmettere 'sapere'. Infine ascolteremo la dichiarazione di Netta Vespignani, autorevole collezionista e promotrice d'arte, che ha identificato nella ceramica il suo primo amore e che lancia un appello alle istituzioni per restituire a questa materia il ruolo artistico che le compete.
Buona visione.
(Jasmine Pignatelli)


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Ciotola!
Pubblicato: 04/12/2012

Ciotola è il nome generico di contenitori per il cibo con capacità di accogliere liquidi, di forma semisferica, tondeggiante, panciuta e senza manici. Ma per un ceramista no! La cosa è alquanto più complessa e intricata! La ciotola ha una forma naturale e primaria, è curvilinea ed è generata da una spirale direi 'organica', nasce dal sapere della mano e contiene in sé un universo perfetto.
La forma nasce dall'idea stessa di ciotola. La sagoma ha una infinitezza naturale, una forma non associabile a nulla, non deriva da nulla e non si scompone in nulla. E' come un 'numero primo' e non appartiene a nessun regno: ha un regno tutto suo come i funghi e come i virus.
Ciotola è il primo compito che un ceramista esegue, è il punto d'inizio, il primo passo verso la conoscenza della ceramica ed è anche l'ultima sfida. Ciotola è l'alfa e l'omega di ogni ceramista, la pietra filosofale, il sacro Graal dell'artista alchimista che tra polveri, ossidi, metalli, minerali e ricette segrete di smalti e impasti trasforma un pugno di argilla in materiale prezioso.
Per tutta la vita un ceramista, scultore o artigiano che sia, si confronta con la sua iconografia e con le sue illimitate variazione sul tema, in una ricerca febbrile di perfezione e imperfezione. In Ciotola convivono come nello Yin e Yang regola e geometria insieme a distorsione e vertigine. Ciotola è nel Dna di ogni ceramista e si trascina 5.000 anni di ritualità nei quali la sua produzione ha rappresentato il punto focale di una continua ricerca nel campo della tradizione e dell'innovazione.
Il più antico frammento di ceramica ritrovato appartiene proprio ad un ciotola e risale a 20.000 anni fa e non è un caso che questo avveniva in Cina.
E non è un caso allo stesso modo che è stata realizzata, durante la dinastia Song (XII sec), sempre in Cina, la ciotola più costosa al mondo: battuta all'asta da Sotheby's per 26,7 milioni di dollari è grande appena il palmo di una mano! Cina perché, da sempre patria e culla della produzione ceramica, ha sviluppato nei secoli una precisa iconografia simbolica della ciotola. La ciotola Song in questione nasceva in un laboratorio 'RU' che si occupava esclusivamente di oggetti per l'Imperatore e per questo è considerata un 'manufatto divino'. La ceramica cinese non era vasellame, era premio e dono, emblema di purezza e potere assoluto.

Archetipo non solo del vasaio, ma anche dell'artista che usa l'argilla come medium, Ciotola rappresenta una sacra ricerca di grazia, eleganza e bellezza. Da qui forse si capisce quale grande significato e valore simbolico e storico può contenere un piccolo manufatto dalla capacità massima di 300 ml. e la suggestione mista a fascino che esercita su chi manipola pezzi di terra.
(Jasmine Pignatelli)
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Black Star: quando il cinema incontra l'arte
Pubblicato: 16/11/2012

Tra gli 'Eventi Speciali Fuori Concorso' al VII Festival Internazionale del Film di Roma spicca il film "Black Star - nati sotto una stella nera" di Francesco Castellani. Non voglio svelare troppo della trama e del sorprendente epilogo di questo film che dietro la formula della 'commedia' racconta con voce lieve e poetica un tema sociale scottante, quello dei rifugiati in cerca di una nuova dimensione di vita e di spazio di libertà.
Il film ha un protagonista particolare: un 'campetto' della periferia romana che, impersonato dalla voce narrante di Marco Marzocca, diventa teatro di confronti, scontri e riavvicinamenti, nella convinzione che si può fare 'accoglienza e integrazione' anche attraverso la condivisione di un campo di calcio.
A Pietralata, storico quartiere della periferia romana caro a Pasolini che vi ambientò uno dei suoi più importanti romanzi, Ragazzi di vita, il piccolo campo in questione viene conteso tra la squadra dei Liberi Nantes composta da rifugiati e un comitato di cittadini che lo rivendica come 'campo' del quartiere fino ad ottenere un'ordinanza di sgombero che obbliga la squadra a lasciare il campo.
Ma i ragazzi della squadra pur di non perdere quello che vedono come il primo faticoso spazio di vita conquistato insieme, si barricano per quattro giorni all'interno del campo. Il Comitato di quartiere a sua volta occupa l'altra metà del campo, dando così vita ad una ostinata guerra tra poveri che si snoda nel corso della vicenda tra conflitti e scaramucce, passioni, amicizie e speranze, notti sotto le stelle, e un finale in bilico tra magia e realtà.
Come in ogni commedia che si rispetti, si sorride e ci si commuove e, a sorpresa, l'epilogo è affidato ad una scultura realizzata dal duo artistico Sprout (Denis Imberti e Stefano Tasca). Artisti veneti originali ed eclettici, intellettuali poetici e liberi, ironici e profondi, gli Sprout usano la ceramica come medium e recuperano dalla tradizione locale di provenienza la cultura del fischietto in terracotta che contamina le loro opere trasformandole in 'sculture sonore'. Ed è proprio una scultura sonora, l'opera che chiude il film di Castellani: si tratta di un Monumento al Migrante Ignoto, una scultura/struttura dedicata a tutti quelli che sono obbligati a fuggire dalla loro terra per non tornare mai più.
Racconta il regista Francesco Castellani: “Per chiudere il mio racconto cercavo qualcosa che identificasse e concretizzasse in una immagine lo spirito del film che non vuole essere un film su razzismo e migrazione, ma piuttosto un film sulla precarietà e l'incertezza del vivere di tutti noi in questo tempo complesso e duro. La 'conquista' di un campo di calcio su cui giocare diventa metafora di uno spazio di accoglienza, di vita e di espressione, un luogo nel quale costruire futuro. Gli Sprout hanno interpretato benissimo il tema e soprattutto mi hanno suggerito con la loro opera un epilogo perfetto”.
Il Monumento al Migrante Ignoto è un'intuizione felice: l'opera è una casa di fortuna, un riparo, un tunnel rivestito da una spirale di bianchi germogli o radici in ceramica (dal forte valore simbolico) 28 dei quali sono anche sonori, veri e propri fischietti. Oggetti carichi di fato, i fischietti rappresentano con il loro lieve suono un richiamo, lo spirito della via e della vita. Sono oggetti ludici ma ricchi di simboli antichi e dal suono evocatore e magico, che trasmettono storie passando di bocca in bocca.
Con il loro suono persistente e dolce vogliono indicare una rotta per non perdersi nel viaggio della migrazione e insieme alle quattro antenne che sovrastano il Monumento lanciano nell'aria un segno di speranza. Il monumento così bianco e candido appare come metafora e rilettura di un sacro altare dove far convergere le mille vite, le mille storie e lingue di chi fugge alla ricerca di un destino migliore.
Il film Black Star si fa così portatore d'arte affidandosi ad una vera scultura e non a una realizzazione effimera dei geniali e abili scenografi del Cinema. Una scultura che proprio in quanto tangibile, vera e duratura, al termine delle riprese è stata donata dagli Sprout aiLiberi Nantes Football Club, la 'vera' squadra di calcio interamente composta da rifugiati e migranti forzati a cui il film è liberamente ispirato. Liberi Nantes è una squadra unica nel suo genere, ha sulle maglie il simbolo dell'Unhcr, ha sede a Roma e attualmente partecipa al campionato di terza categoria.
Il Monumento al Migrante Ignoto è un omaggio orgoglioso che la produzione del film e gli Sprout lasciano alla squadra e al 'campo' per la loro coraggiosa e meravigliosa attività, a testimoniare anche per noi, che quando il CINEMA incontra l'ARTE non sempre è finzione!
(Jasmine Pignatelli)
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Ambizioni in espansione
Pubblicato: 04/11/2012

Non c'è alcun dubbio. La Ceramica intesa come materia risponde a pieno titolo ai linguaggi della contemporaneità. E questo lo raccontano i grandi nomi della storia dell'arte di ieri e di oggi, da Fontana a Fausto Melotti, da Luigi Ontani a Paladino, insieme ai successi espositivi e didattici di artisti italiani che all'estero hanno grande notorietà. Ma in Italia qualcosa continua a non funzionare. Il problema non è nel materiale: arte minore, artigianato, decorazione sono luoghi comuni a cui noi ceramisti per prima abbiamo pericolosamente iniziato a credere. Siamo bloccati in un corto circuito che ci ha di fatto costretto in un 'recinto' che se da una parte ci fortifica e ci protegge, dall'altra ci danneggia. Tralasciando le note dolenti sull'assenza delle Istituzioni, sulla carenza di sezioni dedicate alla Ceramica nei musei, sulla scarsa ospitalità che si riscontra nelle riviste specializzate, preoccupate di seguire logiche di lobby più forti in riferimento ad altre forme d'arte, proviamo a risolvere la questione dall'interno. Se davvero la ceramica vive in isolamento, un aspetto di questo isolamento ricade anche su noi ceramisti che per troppo tempo abbiamo lavorato senza cercare un dialogo con le altre forme espressive e soffrendo del falso complesso di cui sopra.
E allora ecco l'intuizione: un piccolo gruppo di amici con grandi ambizioni sferra un attacco ai luoghi comuni dando vita ad un movimento che in pochi mesi si rivela una VOCE compatta e coesa nell'imporre la Ceramica all'attenzione dei media e dei vari settori del mondo dell'arte. E' nata così una grande aggregazione di ceramisti che continua a crescere rapidamente sostenuta dallo slogan: "La Ceramica è in Espansione".
Obiettivo del movimento è restituire al Paese, un nuovo ritratto artistico e una nuova GEOGRAFIA dell'arte che contempli anche la Ceramica: una MAPPA che fornisca la nuova visione d'insieme di un mondo compatto, fertile e numeroso. 'Ceramica in Espansione', questo il nome del movimento, crea finalmente una Rete, un Network che intercetta chi, con le unghie sporche di terra e con le mani che impastano materia, vuole uscire allo scoperto per instaurare un DIALOGO con le istituzioni, con le gallerie, nelle collezioni, nelle pubblicazioni, tra i critici, tra le riviste, nelle fiere, nei musei o più semplicemente... nel 'complesso' sistema dell'arte.
Un'infrastruttura necessaria per integrare, ottimizzare e valorizzare gli obiettivi comuni, per dare sviluppo e diffusione a progetti legati dal filo rosso della Ceramica e per superare quel gap culturale tra 'maggiore e minore' che esiste e che si registra solo in Italia. E sì... questo è un problema tutto italiano. All'estero questo gap non esiste e i nostri artisti sono tra i più stimati della scena culturale. Per capirci, all'estero Nino Caruso viene accolto con grande entusiasmo e stima e le sue pubblicazioni sono tradotte in diverse lingue. Tra mostre, conferenze, e inviti nelle più prestigiose università straniere il Maestro è sempre in viaggio: dal Canada alla Cina, dal Giappone all'Australia.
Carlo Zauli, ha reso onore alla materia con mostre in Giappone (che è patria della ceramica). Eppoi Alessio Tasca che tra Biennali e Triennali è approdato al Victoria and Albert Museum di Londra. Bertozzi & Casoni sono gli artisti di una nuova pop art italiana che acclamati nella scena europea, vantano importanti interventi anche a Tokyo. Paolo Polloniato vince su tutti i fronti: tra i premiati della 22a Biennale di Vallauris e con mostre tra Bruxelles e Parigi è accreditato oltre confine come il nostro giovane artista ceramista più promettente. Anche nella dimensione didattica i nostri artisti riscuotono successi e credito fuori confine: seguitissimi i workshop di Mirco Denicolò, che ha aperto un rapporto didattico con la Spagna, il Vietnam e il Belgio.
Antonella Cimatti, Mirta Morigi e Martha Pachòn (di adozione tutta italiana) si sono spostate in tutte le direzioni, dalla Francia alla Cina, dal Giappone alla Corea fino alla California, dimostrando che la ceramica italiana fa scuola in tutto il mondo. Ma la lista degli artisti italiani che operano con successo anche all'estero è lunga ed è testimonianza della mancanza di questo tipo di riscontri in Italia: la materia e i singoli esponenti difettano del riconoscimento al merito dovuto alla mancanza di background culturale e di informazione. Non è una questione di discriminazione della materia (maggiore/minore appunto), ma di humus culturale che va reso più fertile. E i movimenti, i consorzi di ceramisti, i gruppi artistici sempre più in crescita hanno questo compito: colmare il gap dall'interno e presentarsi pronti all'appuntamento con il futuro.
(Jasmine Pignatelli)
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Paladino e la ceramica
Pubblicato: 19/10/2012

Transavanguardia, montagne di sale, piazza del Plebiscito, Achille Bonito Oliva, Gibellina, la Biennale di Venezia, i Dormienti con Brian Eno, i Cavalli, la Royal Academy, il Metropolitan Museum of Art di New York, il cinema, il teatro, l'illustrazione e per ultimo le luminarie per la scenografia per il palco della Notte della Taranta a Melpignano.
Moltissimo sappiamo di Mimmo Paladino, nato a Paduli in provincia di Benevento, ma quello che conosciamo poco è il suo rapporto con la ceramica, profondo e diretto. Un rapporto dettato da una curiosità espressiva e linguistica che ha iniziato a concretizzarsi nel 1993.
Vent'anni con le mani nella terra e un legame che si è via via rafforzato e consolidato con la materia e con la città di Faenza che lo ha accolto recentemente in una grande mostra al Museo Internazionale delle Ceramiche MIC.
Ho visitato la mostra poco prima che chiudesse dubitando fino alla fine del valore innovativo di un "Paladino ceramista" e pensando che la ceramica venisse da lui ricondotta a un esercizio di stile intorno al suo repertorio iconografico. Quanto mi sbagliavo!!! Più di 100 opere dislocate al Museo Internazionale delle Ceramiche, opere uniche e irripetibili sia per complessità di forma e dimensioni, che per tecnica.
Accolta da 3 monumentali Scudi in terracotta di 5 metri di diametro ciascuno ho varcato le porte del Museo diretto da Claudia Casali alla scoperta della mostra "Paladino - Ceramiche" titolo asciutto che prelude a sorprese ed emozioni. Nel percorso ecco le Torri, l'Elmo, la Meridiana e poi il cuore dell'esposizione dove giacciono i Dormienti: corpi fossilizzati nel sonno ma più probabilmente consegnati alla morte.
E poi, a condensare tutta l'iconografia di Paladino, Treno, in cui affiorano con effetto carbonizzato le figure che negli anni hanno popolato le sue opere e installazioni: cappelli, armi, coppi, cocci, dormienti, elmi; una lunga sequenza di elementi scuri lasciati laddove lo erano, spaccati, frammentati e in alcuni casi suturati o bruciati da patine brune e infine disposti in una lunga struttura a impalcatura metallica.
Delle innumerevoli mostre personali dedicate a Paladino questa al MIC è in assoluto la prima che si concentra esclusivamente sulla sua produzione ceramica e ne esplora l'intensità e la libertà linguistica, la magia e il suo universo materiale. Una serie di opere capaci di sorprendere e incantare chiunque, specialmente i più navigati ceramisti. A mio avviso sono stati ben pochi gli artisti/ceramisti, io tra loro, che non hanno ammirato e "benevolmente invidiato" il suo atteggiamento leggero con la materia, ma a tratti brutale e incurante dei difetti e imperfezioni che non compromettono, ma che anzi entrano a far parte del suo linguaggio. Paladino ricompone gli strappi e le rotture (prodotte in essiccazione o in cottura) con spatolate di cemento o cuciture in ferro, con barbottina o più semplicemente riassemblando i cocci. Le fratture non sono mascherate, ma volutamente esaltate.
Questa sua libertà espressiva rappresenta per ogni scultore ceramista una dura e faticosa conquista che quasi mai arriva per chi in genere è sopraffatto dalla potenza di questo antico materiale. Ed è qui che si vede chiara la differenza, è qui che si capisce bene, è qui che anche i più scettici riconoscono il talento, l'arte e l'opera di Paladino che non può definirsi ceramista ma che della ceramica ha superato tutti i limiti, le incognite e le regole.
Approfitto di questa mostra che ho visitato e amato per una breve considerazione. La materia applicata nelle modalità con cui la usa Paladino fa capire quanto essa risponda a pieno titolo ai linguaggi contemporanei e con importanti risultati per giunta. Sono molti gli artisti che la usano come medium o in prestito e sono ancor di più gli artisti che l'hanno scelta come materiale unico d'elezione. A questo punto non si capisce il motivo per cui la ceramica è ancora ritenuta da molti operatori del settore "arte minore" e per questo, discriminata.
Questa mostra è un contributo importante, un gioiello nella diffusione della cultura ceramica e l'impegno del MIC è fondamentale e autorevole. Ma ad oggi non si è ancora risolta la grave 'anomalia' in cui versa la situazione artistica della ceramica in Italia che si deve confrontare con lo scarso interesse delle altre diverse istituzioni pubbliche preposte a diffondere cultura artistica in tutte le sue declinazioni, ceramica compresa!
(Jasmine Pignatelli)
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35mila anni e non li dimostra
Pubblicato: 06/10/2012

Chi avrebbe mai detto che la materia "ceramica" si sarebbe imposta nella contemporaneità finalmente al pari dei più nuovi linguaggi espressivi dell'arte? Chi avrebbe mai pensato, fino a qualche anno fa, che la ceramica sarebbe riuscita a scalare l'insormontabile montagna di pregiudizi che l'hanno relegata nel limbo dell'artigianato, spesso confinata tra le risorse della cultura e tradizione popolare più che tra le nobili punte avanzate del made in Italy?
Finalmente liberatasi dalla mission della "ciotola ad ogni costo", affrancata dall'idea di tradizione, folklore e funzionalismo, la ceramica vive una nuova vita, diventando sempre più materia prima di sculture e installazioni, ricca di enormi potenzialità, adatta a nuove contaminazioni.
La ceramica vive in questi anni un periodo felice, attirando l'attenzione di musei, gallerie, appassionati e collezionisti, e incontrando l'interesse di quegli stessi artisti, architetti, designer che mai prima avevano guardato alla ceramica come medium espressivo di un nuovo linguaggio artistico.
In questo primo post di un blog che intendo dedicare all'affascinante, complesso e composito mondo della ceramica, voglio segnalare quanto questo materiale, "rimbalzando" tra Arte e Design, tra innovazione e Memoria, sia oggi in grado di proporre al nostro Paese un nuovo ritratto artistico, una nuova immagine e cultura della ceramica tutta orientata verso una nuova responsabilità artistica, sociale e morale.
Non è un caso che questa evoluzione accada in tempi così difficili: questa è l'era della Grande Crisi, una crisi generalizzata che nei suoi aspetti economici ha inevitabilmente coinvolto anche il mondo dell'arte, producendo forti tagli alla Cultura, comprimendo gli spazi e le occasioni di espressione. Una delle risposte alla crisi che il sistema Culturale e Museale sta elaborando è la valorizzazione del 'patrimonio' già in possesso, che esplorato e liberato dal peso della 'tradizione' diventa strumento di riflessione intorno alla nostra identità e al nostro futuro.
Ogni passaggio culturale necessita di una rielaborazione della tradizione e dell'esperienza artistica; la Ceramica è per eccellenza titolare e portatrice di una vasta e solida tradizione, è un punto di partenza ideale per la ricerca e l'elaborazione di nuovi linguaggi e forme. Aumentano infatti le gallerie che ospitano opere in ceramica; gli artisti che lavorano con la ceramica più coraggiosi e innovativi si impongono sul piano internazionale; crescono le riviste di settore aprendosi contemporaneamente ai diversi linguaggi; anche i media più consolidati del mondo dell'arte rinnovano la loro immagine e ampliano i contenuti per fare spazio a ciò che di nuovo emerge.
La cultura del collezionismo diffuso è una realtà in espansione, i musei, grandi o piccoli, sono impegnati in attività oltre che di conservazione anche di divulgazione, aumentano le residenze d'artista e anche la stampa più generalista è incuriosita da questo nuovo proporsi della Ceramica. Nonostante una storia lunga 35mila anni insomma, la Ceramica dimostra di essere un materiale ancora molto giovane, capace di trovare il suo posto nella nuova geografia delle diverse espressioni artistiche, pronta a tornare protagonista di un DIALOGO con la Scultura e le altre forme d'Arte che per qualche strano e ingiusto motivo si era interrotto. Bentornata allora ceramica, e buon viaggio.
(Jasmine Pignatelli)
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